Alle ore sedici del ventinove aprile millenovecentosessantotto, il ventre di Rosanna Franco in Milla partorisce Stefano, sei e otto anni più tardi dei suoi fratelli: i genitori volevano una femmina.

I confini del mondo sono i due alloggi comunicanti nei quali cresce con genitori e fratelli, nonni materni e zia.

Nel 1973 suo padre Alfredo, decide di usare la sua vecchia cinepresa Normal8 per realizzare una sorta di cortometraggio nel quale il biglietto vincente di una lotteria viene irrimediabilmente perso. Girato con tanto di titoli di testa e di coda e casa di produzione (la "Milla Film"), è se si vuole, il primo debutto di Stefano davanti alla macchina da presa.

Dall’ottavo piano di Corso Racconigi la realtà sembra lontana; sul grigiore della città si stagliano le alpi dietro le quali tramonta scenograficamente il sole. La Normal8 diventa così uno strumento per divertirsi, sognare ed esprimersi. Grazie ai fratelli si realizzano numerose bobine ispirate a film di genere dai risultati ovviamente amatoriali ma per Stefano sempre più affascinanti e magici.

La TV a colori, la scuola, i primi amici.

Con questi ultimi si moltiplicano la fantasia e le esperienze. Si inventano storie, personaggi, eroi e miti. Il gioco è di "interpretarli" facendo finta che sia un film. Stefano arriva a "doppiarsi" i rumori delle azioni (spari, esplosioni ma anche porte e passi) con improbabili suoni fatti con la bocca!

La nonna lo accompagna ad un cinema parrocchiale che proietta film di Maciste e Godzilla. Con 007 sono i suoi miti preferiti.

I canali televisivi si moltiplicano aumentando esponenzialmente la programmazione. Ora si può trovare dal film di arti marziali a "Il Settimo Sigillo" di Bergman.

 

La voglia di "fare cinema" è sempre più forte ma i risultati richiedono ancora molta immaginazione.

Il passaggio tra gli anni settanta e ottanta è illuminante: arrivano Guerre Stellari, Star Trek, Tron, Conan, Excalibur e Indiana Jones ma anche i punk, i metallari, gli skin, la new wave ed il dark.

Canzoni ora tanto tornate di moda sono la colonna sonora delle feste al buio, con abbracci e baci che sono esplosioni ormonali.

La Normal8 è stata sostituita con una più moderna Super8 sonora e le nuove "produzioni" rispecchiano un animo che si fa complesso e travagliato; la "cerca" fantasy nasconde malamente un disagio crescente, il fermento e la ribellione del cocktail di ormoni, sentimento e fantasia.

Arriva la prima telecamera ed il primo festival: nel 1985 il Festival Internazionale Cinema Giovani di Torino organizza un concorso a tema fisso detto "Torino Stupefacente". L’emozione della prima iscrizione, del primo "master", del primo vero e proprio pubblico è fortissima.

Le letture diventano filosofia e saggistica; la percezione del sacro avvicina ed allontana la Croce che diventa sistematicamente dritta e rovesciata a seconda che i capelli siano pettinati o cotonati… La scoperta dei Carmina Burana accompagna le parole di René Guenon e Sant’Agostino.

Finisce la scuola superiore ed il tempo diventa totale dedizione al creare immagini. Nascono "La Sfera di Cristallo" (1987), "Telecasa" (1988) e "Regulus" (1988). Il primo un’impossibile e sofferta storia d’amore, il secondo commedia demenziale, il terzo horror. Amici, conoscenti e appassionati come lui diventano vittime e protagonisti dei tre lavori, che vengono proiettati al Festival Cinema Giovani di Torino.

Intanto l’università delude. Dopo l’unico esame (storia medievale), si parte per il servizio militare per il quale non è stato richiesto il rinvio: alpino, scaglione 6º/88 (aziùn!).

L’anno successivo "Regulus" viene selezionato in concorso ad Anteprima del Cinema Indipendente di Bellaria. Stefano è l’ospite più giovane. L’esperienza sembra la realizzazione della vita: non avrebbe mai sognato di trovare un hotel con una prenotazione a suo nome, di sostenere un incontro con i giornalisti, di apparire su "La Repubblica", di vedere una sua opera proiettata in un cinema ed applaudita. Conosce e si fa conoscere da Gianni Volpi, Enrico Ghezzi, David Riondino; viene ospitato all’allora canale televisivo musicale "Videomusic" che trasmette spezzoni di "Regulus".

Inizia a lavorare come impiegato, a farsi sempre più spesso la cresta, impallidirsi e truccarsi pesantemente gli occhi di nero.

Arriva "Armaghedon", un progetto che nasce amatorialmente ed assume sempre più dimensioni professionali. Dall’1989 al 1991 viene scritto, girato e montato (per la prima volta in un vero studio!). Il risultato richiede un nuovo, drastico intervento: il doppiaggio. Le musiche originali di Nicola Tatoni, il doppiaggio eseguito professionalmente (la protagonista è doppiata da un’allora quasi sconosciuta e già bravissima Luciana Littizzetto) fanno di "Armaghedon" un piccolo cult. Partecipa a Filmaker a Milano nel 1991 e nello stesso anno a Riminicinema, alla proiezione del quale assiste per un puro caso anche Michelangelo Antonioni. Il film viene richiesto per essere proiettato all’interno di rassegne indipendenti ed underground; viene citato da fanzine e riviste e, nel 1992, ottiene la distribuzione Home Video per opera di una piccola casa di produzione.

I tempi sono maturi e lo stipendio lo permette: è ora di pensare alla pellicola.

Mentre un suo documentario: "Sono già Morti" viene preso in concorso ad Anteprima del Cinema Indipendente di Bellaria ed un cortometraggio: "Devil", partecipa al Festival Internazionale Cinema Giovani di Torino, Stefano inizia a sperimentare in 16mm con l’aiuto di un disponibile, entusiasta e volenteroso direttore della fotografia in pensione, in possesso di una vecchia cinepresa usata per i servizi giornalistici della RAI negli anni sessanta/settanta.

Improvvisandosi "one man troupe", dopo aver costruito un braccio mobile che avrebbe consentito delle riprese verticali dall’alto in basso e dal basso in alto, realizza "Tian", sullo stimolo che questo ideogramma cinese rende sinonimi il cielo e la natura.

Nella trepidante attesa di vederne il risultato, dal laboratorio milanese gli giunge la notizia che il materiale è inutilizzabile e che verrà buttato via. Abbandonato il posto di lavoro Stefano si precipita a Milano dove eleganti professionisti gli mostrano la stampa positiva del suo lavoro ritenendola pronta per il macero. Stefano in realtà vede esattamente ciò che sperava ci fosse, ritira il materiale fingendosi abbattuto e ottenendo un fortissimo sconto.

Nel 1993 "Tian" vince il Primo Premio Spazio Italia al Festival Internazionale Cinema Giovani; la Menzione Speciale della Giuria allo Schulerfilm Festival di Hannover; viene proiettato in numerosissime rassegne e ancora oggi richiesto da circuiti indipendenti.

L’azienda presso la quale lavorava chiude e Stefano non cerca un altro impiego.

Con il premio del Festival, nel 1994 gira altri due cortometraggi contemporaneamente: "Mutazioni" (il più controverso momento della giornata di un travestito: quello del trucco) e "Lao", altro ideogramma che significa "il vecchio". Quest’ultimo ottiene la Menzione Speciale della Giuria ad Anteprima per il Cinema Indipendente di Bellaria ed al Miëdzynarodowy Festival Filmòw Kròtkometrazowych w Krakowie; partecipa in concorso a diversi festival europei e, per la prima volta, a Stefano viene proposto un contratto di distribuzione. "Lao" gira così il mondo, viene trasmesso negli anni successivi da canali quali RAI1, Tele+, MTV e Coming Soon.

Senza un lavoro, però, è difficile sopravvivere.

Finito il periodo dei festival non sempre si trova chi è disposto ad offrire i pasti.

Dal 1995 , inizia così la ricerca di sponsor per poter produrre l’idea di una trasmissione televisiva. Discoteche e locali notturni sono un terreno ancora fertile e ovunque nascono pubs. Acquistati degli spazi su due emittenti televisive locali, affittata l’attrezzatura necessaria, Stefano realizza il primo ciclo di "Essi Vivono", una trasmissione televisiva che, oltre naturalmente a mostrare i locali, vuole far conoscere tutta una serie di personaggi e situazioni che li animano.

Alla fine di più di un anno di programmazione, Stefano decide di "esportare" l’idea nel luogo di vacanze della famiglia: i Lidi di Comacchio. L’impulso di proporre qualcosa di innovativo però è grande e, viste le spese di produzione ridottissime ed i bassi costi di acquisto di spazi televisivi in zona, realizza la prima serie di "Seven Beach".

Per combinare la sua voglia di realizzare fiction da troppo tempo insoddisfatta e l’esigenza di pagarsi le vacanze, nasce una miniserie interpretata da ragazzi locali, alle prese con avventure tra l’avventuroso ed il demenziale. Dopo le prime puntate è già un successo.

L’emittente locale, oltre al passaggio+replica settimanale deciso da contratto, trasmette le puntate quattro volte al giorno tutti i giorni. I ragazzi protagonisti vengono riconosciuti in tutta l’Emilia; nelle scuole di Ferrara le registrazioni delle puntate diventano merce di scambio.

La vita di Stefano si divide così tra una Torino invernale dove realizzare altre trasmissioni ("Pavillon", "Achtung") ed una Comacchio primaverile ed estiva dove cercare sponsors per realizzare nuove serie di "Seven Beach".

La serie ottiene sempre successo, fino a raggiungere la messa in onda nazionale sul network ITALIA7.

Il sistema televisivo è però cinico. Per poter compiere il salto di qualità serve migliorare i prodotti e per far ciò non bastano le risorse degli sponsors. Stefano non si può permettere una produzione più complessa e tutto il lavoro deve svolgerlo di prima persona. Questo gli consente di conoscere a fondo i mezzi usati e le tecniche per poterlo fare al meglio ma d’altro canto rende frustrante una situazione che sembra non offrire nulla di più, incastrata in un equilibrio produzione/sponsor che pare cristallizzato.

E’ dal 1996 che, intanto, la sua passione per il Medio Evo ha trovato sfogo in un corso di scherma medievale che lo mette in contatto con associazioni e gruppi di rievocazione storica. Proprio da questo tipo di attività nasce l’esigenza e la possibilità di girare un cortometraggio ambientato nel Medio Evo. Nel 1997 torna quindi alla pellicola, realizzando il suo primo 35mm: "Dies Irae". Il cortometraggio si sviluppa intorno ad un’ordalia che devono compiere due cavalieri per stabilire l’innocenza o la colpevolezza dei rispettivi signori. I temi trattati sono la giustizia e la Fede. "Dies Irae" viene distribuito in diversi festival e consecutivamente acquistato da diverse emittenti televisive. Ottiene la proiezione nelle sale cinematografiche prima dei lungometraggi in programmazione creando una sorta di "precedente" come corto storico, ricco e spettacolare.

La positiva esperienza ed i legami sempre più stretti con gruppi storici sfocia in un secondo cortometraggio in 35mm di ambientazione medievale: "Il Terzo Strato" (1998). Basato su un testo trecentesco che descrive il valore simbolica dell’armatura di un cavaliere, presenta una cerca sfortunata e l’ironico equivoco dei principi cavallereschi.

La scena di apertura è una delle più complesse e grandiose che Stefano abbia mai girato; coinvolgendo diversi gruppi di combattimento inscena una vera e propria battaglia. Come il corto precedente, viene distribuito e proiettato nelle sale cinematografiche.

L’affiatamento creatosi con la troupe dei due cortometraggi ed il sempre maggiore interesse da parte dei gruppi storici spinge Stefano a gettarsi nell’avventura del lungometraggio.

Tutto accade molto rapidamente. Forte dell’esperienza dei precedenti lavori, presenta il progetto del lungo alla Regione Piemonte, appoggiato da diverse associazioni. Il progetto viene approvato.

La soffocante concorrenza e la sempre più scarsa disponibilità dei locali, intanto, non consente più la realizzazione delle trasmissioni televisive "invernali". Tutto sembra concorrere a dedicare ogni sforzo alla realizzazione del film.

La sceneggiatura viene scritta relativamente in fretta e gli accordi con i gruppi ed i Comuni inquadrano come il maggio del 1999, più che la possibilità più vicina, forse l’unica occasione di poter realizzare il film.

Giunto un primo blocco dei finanziamenti previsti, si confermano le date delle riprese e s’inizia la selezione degli attori.

Le riprese si svolgono grazie ad una troupe di cinque persone Stefano compreso, nel doppio ruolo di regista e protagonista maschile. L’esperienza è come sognare un sogno. Tutto si svolge in un ambiente ed un’atmosfera che ha del miracoloso, con una partecipazione impressionante dei Comuni nei quali il film viene realizzato e da parte di tutta la cittadinanza.

Le risorse finanziarie bastano a malapena a coprire i costi vivi di produzione e la sceneggiatura subisce riduzioni e modifiche forse sottovalutati grazie all’esperienza gratificante.

Alla fine di maggio, comunque, il film è finito.

Di girare.

Il ritorno alla realtà è duro. La lunga relazione sentimentale si interrompe bruscamente ed i finanziamenti tardano ad arrivare. Stefano si trova senza casa, senza auto (usata ed abusata nel film), senza soldi.

Le riprese di maggio non hanno nemmeno permesso la preparazione dell’edizione estiva di "Seven Beach".

Grazie ad un’amica, Stefano affitta un alloggio che condivide con un altro ragazzo.

Quello che segue è un periodo vuoto, fatto di promesse che si trova a non poter mantenere, di sogni infranti, di occasioni mancate.

La lavorazione del film è ferma, la post-produzione un miraggio.

A parte la parentesi africana con il documentario "Na Mungu Zaide" (1999), non sembra esserci modo di trovare soluzione all’incancrenimento della situazione.

E’ grazie alla disponibilità di uno studio di produzione torinese che nuovo stimolo giunge da due progetti: un documentario sulla scherma medievale ("The Art of Medieval Fencing"), ed un nuovo cortometraggio, "Jing" (2000) che rappresenta il disfacimento della società moderna e con il quale si conclude la trilogia degli ideogrammi.

Nel marzo dello stesso anno inizia la collaborazione con Fun TV. Grazie allo studio che produce tale trasmissione televisiva, Stefano si inserisce nella post-produzione di filmati promozionali e documentativi di importanti marchi pubblicitari.

Giunge il resto dei finanziamenti e tutto viene rimesso in gioco: "La Via della Gloria" diventa una realtà. Grazie alle sovvenzioni ed al lavoro ora continuativo e crescente nell’ambito del marketing, la post-produzione del lungometraggio procede spedita ed il venti aprile 2001, presso il Teatro Comunale di Alessandria si tiene la prima de "La Via Della Gloria". Alla presenza dei gruppi storici, delle autorità della città, della Regione Piemonte ed un pubblico di milleduecento persone, Stefano esordisce definitivamente nel lungometraggio.

Lo stesso anno "Jing" ottiene il terzo premio ad Anteprimaanno zero di Belluria.

Labirinti burocratici e difficoltà distributive rimandano l’uscita del lungometraggio nelle sale all’anno successivo ma il dodici luglio 2002, il lungometraggio è presentato al grande pubblico.

"La Via della Gloria" partecipa con altri nove lungometraggi al Premio Sergio Leone, venendo selezionato tra più di cento film; riceve la richiesta di partecipazione al Premio David di Donatello e l’interessamento di una importante casa di distribuzione americana.

Attualmente le attività di Stefano Milla spaziano dal documentario alla collaborazione con produzioni televisive, al progetto di un nuovo lungometraggio.

Da anni tiene stages di scherma medievale ed ha fondato Vita Antiqua, un’associazione che si occupa di ricostruzione storica, con la quale collabora con università e musei.

Il lungometraggio "La Via della Gloria" non rappresenta un punto di arrivo, bensì un punto di partenza sul quale costruire nuovi sogni e nuovi obiettivi da realizzare e raggiungere; cercando di non commettere più gli errori fatti e facendo tesoro dell’esperienza vissuta, con perseveranza e determinazione, mettendo soprattutto in gioco tutto se stesso come Stefano ha sempre fatto e come questo sito vuole rappresentare, perché le scommesse si vincono con la costanza, le battaglie con l’intelligenza e l’esperienza.