IL LUNGOMETRAGGIO MENO COSTOSO DELLA STORIA

 

Assistere alle riprese di un film può essere per un profano la cosa più noiosa del mondo, al punto di rovinare perfino la magia del Cinema. Non si ha la coscienza dell’inquadratura, i rumori e le parole non sono nitidi; soprattutto: manca la musica!

Per chi invece costantemente ragiona, anche nella vita quotidiana, in base ad una scansione di inquadrature o seguendo il tempo di una musica, il set è il luogo più sacro sulla terra.

Si percepisce l’odore della pellicola, si resta ipnotizzati da tutti i componenti della cinepresa, spesso consumati come le maniglie di un treno ma sempre solidi, affidabili. Si pensa a quanti fotogrammi hanno fatto scorrere quelle graffe, in quanti luoghi è stata e quante storie si sono riflesse in quegli obiettivi.

Per le ultime riprese del mio lungometraggio, sulle valige della cinepresa troneggiavano ancora le etichette di un corriere vietnamita…

Il fascino del cinema, per chi fa cinema, per chi sogna cinema, è in tutto questo: in ogni briciola di cinema ed in ogni mezzo che possa "inquadrare" la realtà in una forma approssimativamente rettangolare, per poter far risaltare ciò su cui si è posata l’attenzione, che sia una persona, un oggetto, un’ombra o addirittura il buio.

In viaggio, da piccolo, mi abbassavo al di sotto del livello del finestrino dell’auto per poter vedere scorrere il paesaggio attraverso un periscopio giocattolo. Il semplice filtro di specchi a 45° rendeva già tutto diverso; il paesaggio diventava un’avventura, un luogo da scoprire, dal quale aspettarsi di tutto.

L’emozione di girare un lungometraggio è qualcosa di unico. Si ha la possibilità (e praticamente l’obbligo!) di vedere tutto e costantemente con l’idea di "inquadrare"; con la possibilità di pensare a tutto ciò che si vede intorno come a delle immagini proiettate su uno schermo.

Per quanto la troupe de "La Via della Gloria" fosse ridotta, il mese di riprese è stato il realizzarsi del sogno più grande.

L’atmosfera che regnava sul set era quella dei pionieri che troppo tardi si accorgono di essersi imbarcati in un’avventura più grande del previsto; nella quale ciò che si è messo in gioco è più di quanto si pensava. Per questo credo che tutti noi abbiamo dato il massimo: perché in quei momenti non c’era altra realtà; la fine delle riprese non era tangibile ed ogni istante sembrava dovesse durare per sempre.

Non scherzo quando dico che questo lungometraggio è ciò che umanamente si è stati in grado di fare. Ogni volta che lo riguardo salto quasi dalla poltrona nel vedere i suoi limiti, le sue lungaggini, la mancanza di una particolare inquadratura, di un dettaglio, di un movimento di macchina… poi rivivo mentalmente la situazione in cui eravamo e mi rendo conto che non ci sarebbe stato il modo di fare le cose diversamente.

La troupe era formata da cinque persone me compreso: il direttore della fotografia Pietro Sciortino, l’aiuto regia Fabrizio Meynardi, l’operatore Angelo Santovito ed il santo tuttofare Brando Mosca. Provvidenziale e fondamentale è stato poi l’intervento dell’operatore steadicam Gianni Aldi, che ci ha raggiunti per una giornata.

Eravamo ospiti di un agriturismo con annesso allevamento di struzzi (non so se avete mai sentito il gorgogliante verso che fanno lungo la notte. Moltiplicatelo per ottanta e avrete un’idea di ciò che allietava le nostre nottate). Ci era stato concesso l’uso di un appartamento che era presto diventato un vero e proprio campo profughi di tutti coloro che ci raggiungevano per darci una mano. La suggestiva luce del camino acceso allungava le ombre di giacigli improvvisati ovunque e riscaldava le nottate passate a discutere con Pietro dello stato del film. Credo di non aver mai passato un periodo nel quale ho dormito così poco! Eppure l’adrenalina e lo "stato di grazia" che il set creava non hanno mai fatto percepire la stanchezza.

Episodi deliranti rendevano l’atmosfera ancora più irreale e davano la prova di come la magia del cinema dia a tutti una carica di incoscienza mai raggiunta: le riprese sono più che altro state effettuate nel comune di Acqui Terme e dintorni. A disposizione avevamo tutti i mezzi comunali nonché l’entusiasmo dei cittadini. Quando dovevamo girare la scena del temporale, la grande autobotte comunale avrebbe fornito la pioggia. Pur essendo maggio la sera delle riprese era piuttosto fresca e la "pioggia" di sicuro non sarebbe stata d’aiuto. I funzionari del comune hanno prontamente proposto un’alternativa: entrare con l’autobotte nella zona pedonale di Acqui, svuotarla dalle decine di migliaia di litri per rifornirla della calda acqua della fonte termale!

Moltissimi sarebbero da raccontare gli episodi di questo genere accaduti durante le riprese e, uniti al fatto che se nel resto del Piemonte è stato un maggio piovoso ad Acqui è sempre brillato il sole, l’esperienza de "La Via della Gloria" è sicuramente la più entusiasmante, folle e "miracolosa" che abbia fin’ora vissuto.

Anche tutti coloro che vi hanno preso parte lo ricordano come un momento speciale, dove tutto sembrava possibile, dove tutti hanno avuto modo di essere partecipi del realizzarsi di un sogno.

Quando mi chiedono di parlare del budget ho sempre molte difficoltà a dare una risposta precisa. Non essendoci una produzione alle spalle è impossibile valutare l’entità del costo che ha avuto il film. Posso dire che tutti in qualche modo hanno contribuito, dalla partecipazione gratuita all’offerta di ogni bene alimentare! Gli apporti finanziari di Regione Piemonte, Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, Associazione Il Grifone, Associazione Arca Grup e tutti i risparmi che io e la santa compagna che allora condivideva la mia follìa siamo riusciti a raccogliere ammontavano ad un centinaio di milioni circa, rendendo "La Via della Gloria" uno dei lungometraggi low-budget più economici al mondo!

Come se non bastasse, la maggior parte dei finanziamenti, a causa di procedure burocratiche, è arrivata in realtà molti mesi dopo la realizzazione delle riprese, che sono state fatte in condizioni di pura incoscienza, affidandosi ad una Provvidenza che alla fine ci ha premiati.

L’uscita nelle sale è stata un’emozione fortissima; la prima ad Alessandria, di fronte a milleduecento persone, la partecipazione di gruppi storici in sala, il rullo dei tamburi, tutto è stato la conferma che se si ama il cinema, il cinema si schiude con le sue infinite, grandiose, strambe ed eccezionali possibilità, rendendo reale la volontà di affidare ad esso i propri sogni ed illuminare uno schermo, lo stesso nel quale si sono visti tanti altri film, con un proprio prodotto, concepito, cresciuto ed ora affidato al pubblico, alla storia.

Stefano Milla - 2002